SACRA ICONA

 

IL DIPINTO

Nel periodo storico in cui prevaleva la pittura di gusto gotico (1400), anche in Puglia circolava una cultura pittorica che manifestava un carattere di internazionalità che conteneva ed unificava stili pittorici diversi: italiano, fiammingo e francese. Verso la metà del '400 in Puglia presero il sopravvento, sugli artisti napoletani, quelli della scuola veneta. Ciò avvenne sicuramente per gli stretti legami commerciali che si instaurarono in quel periodo fra la Puglia e la Repubblica di Venezia allora al massimo del suo splendore. Senz'altro influì anche il modo di dipingere dei pittori veneti, che doveva essere di certo più gradito, come espressione stessa dell'arte, al popolo pugliese. Per questa ragione sono ancora presenti fino al 1500 opere del Tintoretto e di Paolo Veronese, nonché di altri maestri veneti. Poco a poco incominciò a prevalere la scuola napoletana, senza dubbio sotto l’influenza della Basilicata che aveva scambi commerciali con la confinante Campania. Pertanto per un certo periodo le due correnti pittoriche, veneta e napoletana, furono impiegate per abbellire le chiese e le case nobiliari. Nella seconda metà del Cinquecento, fra i pittori operanti in Basilicata, di maggiore spicco, e di scuola pittorica napoletana vi era Antonio Stabile, che ben seppe interpretare " la pittura locale”. Della produzione di Antonio Stabile non si conosce molto, si sa che tra i suoi lavori degli ul.timi anni di vita, all’incirca verso il 1582, si annoverano quelli eseguiti in Puglia, per tecnica e colore.

Si è giunti alla determinazione che il nostro dipinto della " Madonna con Bambino ", per noi " Madonna del Bosco ", sia opera dello Stabile, grazie anche a quanto dichiarato dalla restauratrice Liliana Giuranna Giove, che durante l'intervento effettuato sull'opera, alla fine degli anni ’80, ebbe a dire " che soprattutto nei colori originali che si andavano recuperando, l'opera manifestava una certa influenza di pittura napoletana ". Dello stesso parere si era dichiarata Anna Grelle Iusco, autrice di testi critici, la quale curando un catalogo illustrativo " dell'arte in Basilicata " edito in occasione della prima mostra di opere restaurate a cura della Soprintendenza per i beni artistici e storici della Basilicata, inaugurata a Matera nell'aprile del 1979, citando Antonio Stabile rilevò che questo pittore pur essendo fino ad allora ignoto alla storiografia locale, era però risultato " particolarmente aggiornato ".

Secondo la signora Anna Grelle Iusco, la tecnica pittorica di Antonio Stabile, si inserisce fra quelle dei molti pittori locali che si attestano sulle tonalità alquanto raggelate di un accademico purismo, latamente raffaellesco, magari commisto con arieggiamenti fiamminghi, ma talvolta anche nella scia di persistenze adriatico-ferraresi. Coincidono quindi le attribuzioni delle due esperte, nel definire il quadro della "Madonna del Bosco" opera di Antonio Stabile, per i materiali impiegati. A proposito di questo pittore, si sa che frequentava sicuramente la sua bottega, oltre al fratello Costantino un altro Stabile, tale Girolamo, forse padre dei due; inoltre nello stesso periodo operò con loro un pittore detto " Iacobotta o “Iacobetta " che su una tela, conservata attualmente nell'Episcopio di Acerenza, raffigurante " Lo sposalizio di S. Caterina" del 1595, si firmò come " Iacobotta da Spinazzola ".

Per quanto riguarda il ritrovamento della sacra Icona, si conosce la leggenda del ritrovamento da parte di un taglialegna in una quercia cava, presso il vallone Gadone Turcitano a circa tre chilometri da Spinazzola. Da questo momento, abbondano le ipotesi, su come questo dipinto fosse finito nella cavità del tronco dell'albero. Secondo alcuni sarebbe stato nascosto per preservarlo da sicuro saccheggio e distruzione durante il periodo iconoclasta, che portò alla perdita di gran parte del patrimonio di arte sacra. L'iconoclastia fu un movimento clericale sorto nella chiesa bizantina nei secoli VIII e IX, contrario ad ogni forma di culto per le immagini sacre e propugnatore della loro sistematica distruzione. Questa tesi però non reggerebbe, perché il dipinto ha origini molto più tarde, infatti venne realizzato sette secoli dopo. Sicuramente vi sono altri motivi, all'origine della leggenda del ritrovamento nella quercia. Una ipotesi potrebbe essere, che il quadro fosse stato " rubato " o " prelevato " da qualche chiesa locale ( S. Maria la Civita ) o in qualche paese vicino per salvarlo da eventuali danneggiamenti conseguenza di avvenimenti bellici o naturali, e quindi nascosto nella cavità di una quercia cava , presso il vallone Gadone/Turcitano a ca. 3 km. da Spinazzola , in attesa di tempi migliori. Malauguratamente, e quindi per nostra fortuna, l'autore di tale sacrilegio non ebbe più il tempo per tornare ad impossessarsi dell'opera. Questo fortuito ritrovamento scatenò la fantasia e la devozione popolare che subito la fece assurgere a protettrice del paese. Iniziò così , prima in sordina e poi in forma sempre più fervida la tradizione della festa della madonna del Bosco.

Circa il restauro del dipinto che raffigura la Madonna del Bosco, si precisa che il primo intervento fu fatto nel 1951 per volontà di padre Liberino Rosato, frate cappuccino di Calabria. Tale intervento aiutò a salvaguardare l’integrità del dipinto. Ciò a detta della restauratrice Liliana Giuranna Giove che nel 1989 intervenne sulla tela, utilizzando la tecnica della “pulitura”.

Come ultimo riferimento al dipinto parliamo brevemente della cornice e del basamento che lo completano. La cornice è realizzata in legno e le figure degli angeli sono in gesso; il basamento, risale alla fine del ' 700 ed è di grande pregio artistico, realizzato in legno di faggio con laminatura in oro zecchino è di chiaro stile barocco. Nell’inverno 2008 veniva effettuato un lavoro di pulitura e restauro dell’intero basamento e cornice con la tecnica della ridoratura in foglia d’oro come da fattura già precedentemente lavorata all’epoca della sua realizzazione (fine ‘800), senza perciò modificare o alterare il colore originale., cosi come precisato dalla Sovrintendenza ai beni culturali al restauratore Aldo Corcelli di Corato (Ba) che ha curato nei minimi particolari l’opera.